Mister Giampaolo: “Voglio una Cremo dallo spirito propositivo e coraggioso”
“Indossare la maglia della Cremonese porta con sé la responsabilità di rappresentare un club dalla lunga storia: ai ragazzi chiedo coraggio, spirito e motivazione. Io e il mio staff faremo il possibile e anche oltre per poter raggiungere il nostro obiettivo”. Sono questi alcuni dei primi concetti espressi da Marco Giampaolo alla prima conferenza da tecnico della Cremonese, 12 anni dopo la prima volta e a pochi giorni dalla sfida di campionato contro il Parma.
L’introduzione è stata affidata al direttore sportivo Simone Giacchetta: “Ritengo doveroso iniziare questo appuntamento ringraziando Davide Nicola e il suo staff per il lavoro svolto negli scorsi mesi. Dispiace aver preso questa decisione perché oltre ad un grande allenatore è una persona dai valori umani importanti, ma la situazione di classifica ci ha messo nelle condizioni di cambiare. Tutta la Cremonese crede di poter mantenere la categoria, per cui abbiamo scelto di affidarci a mister Giampaolo con grande stima e fiducia. Il suo è un profilo di conoscenza e qualità, che in carriera ha affrontato diverse situazioni. Ora lavoreremo per inseguire il nostro obiettivo a partire dalla sfida di Parma”.
La parola è passata poi a mister Giampaolo, che ha esordito con i ringraziamenti: “Prima di tutto voglio ringraziare il Cavaliere Giovanni Arvedi per l’opportunità, la stessa che mi diede dodici anni fa e segnò la mia rinascita. Faccio ritorno in un ambiente che conosco, in un centro sportivo migliorato nel quale le condizioni per lavorare erano straordinarie ai tempi e lo sono ancora adesso. Arrivo qui con grande entusiasmo, voglia e passione, tutti elementi che rappresentano il motore del mio lavoro e il propellente di questo mestiere. L’unica cosa che non posso comprare è il tempo, ma faremo il possibile e l’impossibile per raggiungere il nostro obiettivo: è una full immersion, siamo qui per lavorare e lo faremo con grande passione”.
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Di seguito le parole del tecnico in conferenza stampa.
Gigi Simoni, che è l’unico allenatore con cui la Cremonese ha conquistato la salvezza in tutta la sua storia, contribuì al suo arrivo alla Cremo nel 2014. Ci racconta la sua volontà di emularlo nel raggiungimento di questo traguardo?
“Quando parlo con i calciatori cito sempre l’importanza dell’identità, dell’identificazione in un club e degli stimoli che può dare la storia di una società. La Cremonese ne ha una di quasi 125 anni, quindi indossare questa maglia comporta un’assunzione di responsabilità. Bisogna rappresentare al meglio la squadra per cui si gioca, tenere la bandiera issata in alto: è questo che i giocatori devono pensare e per questo serve dare sempre il 100%, anche se può comportare degli errori. Gigi Simoni è riuscito in questo obiettivo tantissimi anni fa e noi dobbiamo fare il possibile e l’impossibile per raggiungerlo. Sono legato alla sua figura e ancora oggi sento suo figlio”.
Come cambia la Cremonese a livello tattico sotto la sua guida?
“Il tempo è tiranno, quello di ieri è stato un allenamento di gestione dei carichi e poi ho avuto a disposizione la sessione di oggi e avrò quella di domani. Dovrò essere bravo a lavorare su due-tre concetti, è fondamentale dare informazioni ai giocatori senza però perdere di vista le cose essenziali. Il resto va messo dai calciatori con l’attaccamento di cui parlavo prima: si gioca sempre undici contro undici, ma il resto è spirito e motivazione. Voglio una squadra che non abbassi mai la testa e giochi sempre le partite, altrimenti si perde due volte: per il risultato e per non aver provato a giocare. Se dovessi cambiare qualcosa dovrò farlo nel rispetto delle caratteristiche dei miei calciatori”.
Come ha trovato la squadra a livello mentale e fisico?
“L’aspetto fisico è sempre subordinato a quello mentale. Quando la testa è pesante lo sono anche le gambe, e si arriva secondi rispetto agli avversari. Dal punto di vista mentale la squadra è stata intraprendente nei confronti delle mie proposte, ma si porta dietro una serie di partite nelle quali non è riuscita a fare risultato e questo toglie certezze. Ai ragazzi ho chiesto di giocare le partite e coraggio: non mi interessa se si sbaglia”.
Il suo primo obiettivo è lavorare psicologicamente sul gruppo?
“Ieri ai calciatori ho ripetuto più di una volta che a sé stessi non si mente: dentro di noi sappiamo se una cosa è fatta bene, se ci si è nascosti o meno… La battaglia è da vincere con sé stessi: gioca la partita, divertiti, proponi qualcosa. Io devo dare le linee guida, ma sono i ragazzi che poi devono dire la loro. Poi al fischio finale si capirà se ci si è assunti e proprie responsabilità, altrimenti si perde due volte. Ho visto qualche partita della Cremonese così come tutte quelle di questo campionato e capisco l’aspetto psicologico di una squadra che ha chiuso l’andata in una buona posizione e poi ha perso dei pezzi per strada. Ieri è stata la giornata zero, i calciatori devono resettare, ripartire e impegnarsi per un obiettivo che in questo momento sarebbe straordinario. Dobbiamo provarci in ogni modo”.
Che messaggio vuole mandare ai tifosi che si chiedono come la Cremonese può cambiare la propria identità sul campo?
“Bisogna fare qualcosa per essere propositivi in partita. Quando dico che bisogna giocarsi le partite non parlo di volgere il fianco all’avversario, ma proporre qualcosa in fase di possesso e difendere tutti insieme quando non si ha la palla. I calciatori sono stati scelte con determinate caratteristiche per assecondare il pensiero di Nicola, che conosco da anni. Penso che però si possa fare qualcosa di diverso”.
Cosa l’ha convinta ad accettare la Cremonese? E perché, secondo lei, la salvezza è possibile?
“Capisco che per chi vive questo ambiente l’attenzione sia tutta concentrata sulla Cremonese, ma io sono stato a casa per trenta giornate e ho visto tutto il campionato. I problemi della Cremo li hanno tutte le altre squadre, è chiaro che noi dobbiamo avere da subito un pizzico di buona sorte dalla nostra parte perché il tempo è tiranno. Ma finché il calendario ti dà una possibilità la devi sfruttare, e nel calcio può succedere di tutto: bisogna avere un pensiero positivo e il coraggio giusto di fare le cose, perché possono cambiare. Capisco che il trend recente abbia fatto perdere fiducia, ma serve trovare la chiave dentro sé stessi sapendo che il calcio riserva sorprese. In Serie A non ci sono partite facili e tutti sono preparati tatticamente, però anche le partite che sembrano impossibili si possono vincere. I problemi della Cremo li hanno anche altri, dobbiamo rendere la vita difficile a chi sta lì fino alla fine e fare la corsa su noi stessi per ritrovare autostima e fiducia. Niente è perduto, si lotta e si combatte”.
Cosa significa andare in campo per essere propositivi?
“Significa non avere mai un atteggiamento passivo, non essere alla mercé dell’avversario o subire la partita. Creare delle difficoltà all’avversario, anche se tutto si svolge sul filo dell’equilibrio. Ieri ho fatto un allenamento generico, oggi ho lavorato su una fase di gioco e domani lavorerò sull’altra. Due indicazioni per fare una cosa e due per fare un’altra, il resto devono metterlo i calciatori”.
La sua avventura inizia con la trasferta di Parma. Come giudica questo avversario?
“Hanno fatto risultati importanti e incontrato qualche battuta d’arresto, ma la classifica consente loro di essere sereni e per l’obiettivo manca poco. Hanno trovato una quadratura chiara, sono una squadra che anche contro compagini importanti ha saputo dire la sua. Questo non sposta ciò che sarà la nostra partita, a farti vincere o perdere sono i dettagli e per gestirli bene serve un livello alto di attenzione. Non abbiamo tempo per lavorare sui dettagli, ma con un’attenzione elevata i problemi possono essere anticipati e i calciatori devono avere questa caratteristica”.
Il suo ruolo è legato al cambiare alcuni principi oppure a far leggere diversamente delle situazioni ai giocatori?
“Quando arriva un allenatore nuovo il livello di attenzione dei calciatori si alza: non significa che il secondo sia più bravo del primo, ma probabilmente la curiosità di capire cosa sta raccontando il nuovo tecnico può essere una molla. Bisogna però capire come reagire ad un evento negativo, si può anche cambiare ma serve la scorza dura del calciatore. All’inizio questa squadra ha dimostrato di poter fare i punti e delle buone partite, quindi i valori ci sono. I calciatori non devono rimanere sul problema, altrimenti se lo portano dietro: serve il coraggio di sbagliare ancora, ma con coscienza, perché si ha personalità. E questo è un consiglio che ho dato anche individualmente a 7-8 ragazzi. Chiaramente quando non si è sereni è tutto più pesante, ma serve la forza di andare oltre. Se si resta lì si è perdenti”.
Il contratto prevede che la sua esperienza in grigiorosso riguardi solo i prossimi mesi o prosegua anche nella stagione che verrà?
“Il mio contratto è strutturato in modo da poter fare sia una cosa che l’altra”.
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